Recensione: Impero, viaggio nell’Impero di Roma seguendo una moneta (Alberto Angela)

Titolo = Impero, viaggio nell’impero di Roma attraverso una moneta
Autore = Alberto Angela
Genere = storico
Pagine = 512
Data di pubblicazione = 2016

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VOTO:

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TRAMA:

Immaginate di partire per un viaggio attraverso l’Impero romano. Per compierlo basterà seguire un sesterzio. Soffermandoci sulle persone che via via entrano in possesso della moneta, scopriremo i loro volti, le loro sensazioni, il loro modo di vivere, le loro abitudini, le loro case. Passeremo così dalle mani di un mercante a quelle di uno schiavo, da una prostituta fino all’Imperatore. Il viaggio è ipotetico, ma del tutto verosimile. I personaggi sono realmente vissuti in quel periodo, in quei luoghi, portavano quei nomi e svolgevano quel mestiere. Tutto è il frutto di un lungo lavoro di ricerca. Anche le battute pronunciate sono “originali”: provengono dalle opere di autori come Marziale, Ovidio o Giovenale. E tappa dopo tappa, scoprendo il “dietro le quinte” dell’Impero, ci accorgeremo di quanto il mondo dei Romani, la prima grande globalizzazione della storia, fosse in fondo molto simile al nostro.

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RECENSIONE:

Buongiorno lettori, oggi sono qui per parlarvi di un libro scritto da Alberto Angela che si attesta tranquillamente tra i migliori libri che io abbia mai letto in tutta la mia vita.
Devo ammetterlo, non sono una persona che ha amato studiare storia a scuola, ma i documentari di Alberto Angela mi hanno sempre affascinata e invogliata a appassionarmi a questi argomenti. Il suo modo di parlare dei popoli antichi e di coinvolgere nella narrazione è qualcosa di eccezionale.

Con questo libro non si è per niente smentito. E’ il secondo che leggo dei suoi (qualche mese fa mi ero dedicata a un libro sulla Gioconda, anche questo veramente molto interessante).

Veniamo al punto focale di questo libro: la narrazione è molto peculiare perché elemento base della storia è una moneta, e in particolare un sesterzio romano. Si tratta di una moneta di medio valore che, per molti secoli dell’Impero Romano, ha circolato tra i più ricchi e anche tra i più poveri.
Alberto Angela utilizza proprio questa moneta per farci fare un viaggio attraverso tutto l’impero romano, dal suo centro ai confini più lontani e sperduti, che vanno dal profondo nord con il clima freddo al sud e al Medio Oriente con il clima molto più caldo e torrido.

Attraverso il passamano di questa moneta ci verranno presentati scorci di vita romana di qualsiasi ceto sociale, come presumibilmente esso si presentava a cavallo tra il primo e il secondo secolo dopo Cristo. Alberto Angela infatti si prepone di riportare in auge un Imperatore che oggi è poco conosciuto ma che è stato l’unico in grado di portare Roma alla sua massima espansione.

Questo libro presenta tutta una serie di elementi che mettono in luce che la nostra società odierna, globalizzata e iperconnessa non è affatto frutto degli ultimi decenni o secoli. Anzi! Infatti moltissime cose che noi oggi riteniamo moderne, invece esistevano e sono state utilizzate a lungo dagli stessi Romani migliaia di anni fa.
In questo libro potrete infatti scoprire perché oggi i tedeschi alzano un calice e dicono “prost” oppure perché il grande fascio di luce nei porti viene chiamato “faro”.

È un libro che parla di guerre, di amori, di scoperte, di viaggi lunghi e pericolosi ma anche di terme e corse al Circo Massimo. Un libro che vi farà scoprire che la vita, millenni fa, non era molto diversa dalla nostra, e che i romani si poneva i nostri stessi problemi e obiettivi.

Piccola postilla: questo libro si pone come ideale continuazione di un altro libro di Alberto Angela intitolato “Una giornata nell’antica Roma”, con il quale esplora invece la vita quotidiana nella capitale. Questo libro però può essere tranquillamente letto anche come stand alone.

Avete letto questo libro o uno di quelli di Alberto Angela?

Recensione: Il circolo della fortuna e della felicità [Amy Tan]

Titolo = Il circolo della fortuna e della felicità
Autore = Amy Tan
Genere = Narrativa domestica
Pagine = 288
Data di pubblicazione = 1989

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VOTO:

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TRAMA:

San Francisco, 1949. Proseguendo una tradizione cominciata nel loro paese d’origine, quattro donne cinesi appena immigrate si incontrano regolarmente per mangiare dim sum, giocare a mah-jong e condividere storie e ricordi. Unite da un passato doloroso minato da guerre e rovesciamenti di fortuna, invece di lasciarsi trascinare dalla disperazione scelgono di affrontare con coraggio e determinazione ciò che il futuro ha in serbo per loro. E quarant’anni – e quattro figlie – dopo, giunge il momento, davanti a quello stesso tavolo, di tirare le somme. Attraverso il divario tra due generazioni, due continenti e due culture, le loro storie percorrono l’Oceano Pacifico da San Francisco alla Cina dei primi decenni del Novecento, che agli occhi delle figlie è sempre apparsa più mito che realtà. Emerge così un passato inedito, intriso di echi e suggestioni orientali, ma indissolubilmente legato al presente delle figlie e al loro nuovo, diverso modo di sperare. Con fine e squisita sensibilità, Amy Tan analizza in questo romanzo corale il legame a volte doloroso, spesso tenero, sempre profondo tra madri e figlie nate da culture diverse, ma legate da un sentimento universale che valica il tempo e i confini geografici.

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RECENSIONE:

Buongiorno lettori, oggi vi presento la recensione del 3° libro letto per la #rorychallengeita (di cui trovate qui tutte le informazioni). In particolare questo ci ha tenuti impegnati nella seconda metà del mese di agosto.

Si tratta di un libro di narrativa con uno stile molto particolare. Parla di due generazioni di donne cinesi.
Le prime sono le madri, che sono scappate dalla Cina in periodo di guerra per cercare un futuro migliore per sé stesse e per la loro famiglia, mentre le altre sono le loro figlie, nate in America e che quindi hanno una cultura mista in parte cinese e in parte americana.

Il libro è strutturato in diversi capitoli, ciascuno dedicato o a una madre o a una figlia, e in ognuno troviamo scorci di vita della giovinezza o del tempo presente che aiutano a capire la difficoltà che comporta il cercare di mantenere le proprie credenze e la propria cultura in un contesto nuovo e molto diverso.
Le madri, infatti, sono ancora molto legate alla propria cultura e cercano di insegnarla alle figlie, le quali invece si dimostrano molto più amanti della libertà e propense a fare propri i principi americani.

In una serie di racconti dove protagonisti sono la magia e gli spiriti, si inseriscono quindi anche gli scorci di vita molto più “terra-terra” di queste giovani, figlie di emigrati.
La storia ha un inizio un po’ lento, ma poi si è ripresa, grazie anche ai moltissimi spunti culturali diversi dal mio che mi hanno fatto apprezzare ogni pagina.

Nel libro vengono trattati temi molto disparati: dalla paura per la guerra che costringe le madri a scappare, anche lasciando indietro parti molto importanti del loro passato, alla vita nel nuovo mondo molto diversa da quella che ci si aspettava, alla voglia che le nuove generazioni di sentirsi libere e non costrette a tenere determinati comportamenti basati sulla cultura delle madri, a diversi sentimenti come amicizia, amore, tradimenti, fiducia, orgoglio.
Molto importante è soprattutto il problema di come incastrare assieme due culture che sono tra loro piuttosto diverse.

AVETE LETTO IL LIBRO? VI PIACE QUESTO GENERE DI STORIA?

Recensione: Waterfall (Teardrop #2) [Lauren Kate]

waterfallTitolo = Waterfall (Teardrop #2)

Autore = Lauren Kate

Genere = narrativa fantasy, YA

Pagine = 397

Data di pubblicazione = 2014

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VOTO:

3

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TRAMA:

Il pianto di Eureka ha travolto il mondo intero, e ora il regno di Atlantide è riemerso, portando alla luce il suo malvagio re. Eureka è l’unica che può fermare i suoi piani di distruzione, ma prima deve imparare a combattere. Viaggia attraverso l’Oceano insieme a Cat, alla sua famiglia e al misterioso Ander, il solo che può condurla al cospetto dell’enigmatico Solon, che sa come sconfiggere il re Atlante per sempre. Raggiunto il luogo in cui si nasconde Solon l’eremita, Eureka deve affrontare innumerevoli prove per vincere la diffidenza della comunità del luogo, stremata dagli stenti provocati dalla devastazione delle acque. Ma la prova più dura non tarda ad arrivare: Atlante è in agguato, annidato nel corpo di Brooks. Eureka potrebbe eliminarlo una volta per tutte ma sa che così perderebbe per sempre anche il suo migliore amico. Smarrita nelle tenebre dell’oscuro mondo che lei stessa ha generato, Eureka cerca le risposte che non ha in uno stagno incantato che le svela un inquietante segreto: se sarà abbastanza forte potrà sconfiggere Atlante, ma il suo cuore spezzato è proprio quello di cui ha bisogno il perfido re per ristabilire il suo regno.DIVISORE ritagliato

RECENSIONE:

NB. ci sono alcuni spoiler per chi non ha letto il 1° libro!

Buongiorno lettori, ecco qui la recensione del secondo libro della duologia dedicata alla città perduta di Atlantide (qui trovate la recensione del primo libro).

Come sapete, il primo libro mi era decisamente piaciuto, anche se ricordava un po’ troppo la trama di Fallen, per i miei gusti.

Questo libro è invece stato completamente diverso: qui si passa all’azione, in quanto Eureka, piangendo, ha dato il via al processo per la rinascita di Atlantide. Vi è quindi un susseguirsi di avvenimenti, piani per combattere il nemico, ricerca di risposte alle mille domande che sorgono durante il cammino. La storia si fa sempre più fitta di avvenimenti, personaggi, piccole gioie e altrettanti dolori.

Si prospettava quindi un libro molto migliore del primo, con tanto di battaglia epocale e finale coi contro-fiocchi. Purtroppo mi sono dovuta ricredere. Dopo metà libro l’autrice NON ha per nulla iniziato a “sbrogliare la matassa” di tutte le informazioni date nella prima metà, per avviarsi così alla conclusione della storia.

No, l’autrice ha invece inserito tutta una serie di descrizioni minuziose, incisi che dovevano sembrare ironici e divertenti ma che in realtà non lo erano per niente, avvenimenti che si capiscono solo in parte e che portano a dire “e questo da dove sbuca?”. La narrazione si è fatta un po’ troppo caotica e ho fatto fatica in alcuni punti a capire il perchè di determinati avvenimenti (e la spiegazione poi non è mai arrivata).

Capisco certamente che la fascia d’età a cui è indirizzata la storia (14 anni circa) faccia la sua buona parte, ma credo anche che da delle basi buone come quelle del primo libro si potesse tirare fuori molto di meglio.

Detto ciò, per non spoilerare, non mi dilungo molto sul finale: me lo sarei aspettato diverso, ma date le premesse e la confusione che è stata fatta nella narrazione, è comprensibile che la storia sia finita come sia finita.

Avete letto questa saga? Vi piacciono i libri di questa autrice?

Recensione: Stepsister, sorelle di sangue [Jennifer Donnelly]

Titolo = Stepsister, sorelle di sangue
Autore = Jennifer Donnelly
Genere = narrativa, retelling
Pagine = 468
Data di pubblicazione = 2020

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VOTO:

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TRAMA:

In un mondo dove una ragazza può essere solo brava, obbediente e soprattutto bella, non c’è posto per giochi di guerra e corse a cavallo: ovvero per tutte le cose che Isabelle ama. Quando, costretta da Maman, si mozza le dita dei piedi per farle entrare nella scarpetta e aggiudicarsi il matrimonio con il principe, Isabelle viene scoperta. E al suo posto viene scelta Ella, la sorellastra buona, la perfetta Cenerentola delle fiabe. A Isabelle resta solo la vergogna più nera e l’ostilità di tutta Saint-Michel. Ma è proprio vero che il destino di una sorellastra “cattiva” è vivere ai margini e che l’unica strada possibile è quella dell’infelicità? Il marchese de la Chance non la pensa così e forse l’unica cosa che può salvare Isabelle è capire che per tutte c’è una possibilità, e che la vera bellezza è scegliere la propria strada e percorrerla senza voltarsi indietro. Questa è una fiaba oscura. È una fiaba crudele. È una fiaba da un altro tempo, un tempo in cui i lupi restavano ad aspettare le bambine nella foresta. Quel tempo è ormai passato. Ma i lupi sono ancora qui e sono due volte più scaltri. Le bestie rimangono. E la morte ancora si nasconde in una spolverata di bianco. È crudele per qualunque ragazza che smarrisca il sentiero. Più crudele ancora per una ragazza che smarrisca se stessa. Sappi che è pericoloso allontanarsi dal sentiero. E tuttavia è molto più pericoloso non farlo. 

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RECENSIONE:

Buongiorno lettori Oggi sono qui per portarvi la recensione di un retelling della storia di Cenerentola. E’ però molto particolare perchè protagonista non è la bella giovane che sposa il principe, ma una delle sue sorellastre, Isabella.

Fin dall’inizio il libro racchiude una storia poco comune: vengono infatti descritte 3 donne che, con degli ingredienti molto particolari, creano degli inchiostri per scrivere su delle particolari mappe. E viene subito presentato anche il loro antagonista, Chance. Questi personaggi avranno poi un ruolo cruciale nella storia.

Il secondo capitolo si fa molto più cupo, perchè viene raccontato senza mezzi termini il modo in cui Isabella e la sorella Octavia si lasciano amputare le dita dei piedi per cercare di indossare la scarpetta e poter così sposare il principe.
Oltre a questo inizio molto dark, però, la storia poi è molto più leggera, introducendo tutta una serie di temi, molto difficili da trovare enucleati in modo così completo in un fantasy.

In questo libro, infatti, i veri protagonisti non sono la gioia, l’amore e la felicità di Cenerentola quando incontra il principe, ma sono invece l’invidia, la gelosia e il non sentirsi mai abbastanza di Isabella, la sorellastra considerata brutta, incapace, un maschiaccio irrecuperabile.

L’elemento che mi ha più colpito è infatti la fortissima spinta femminista della narrazione. Ogni singola riga viene utilizzata per esprimere l’ingiustizia del suddividere le ragazze tra quelle belle e quindi maritabili e quelle brutte che invece sono inutili.
Da questo punto di vista, è molto importante nella narrazione anche l’altra sorellastra, Octavia, la quale è appassionata fin da piccolissima di matematica e scienze e aspira ad essere un Galileo Galilei o Leonardo da Vinci dei giorni nostri. Proprio per questo, però, è mal vista da tutti, visto che non si interessa di cucinare e riordinare la casa.

Lo stile narrativo di questo libro, poi, è uno dei più particolari in cui io mi sia mai imbattuta. Nonostante la lunghezza del libro, infatti, la lettura procede in modo veloce e incalzante, soprattutto grazie alla lunghezza dei capitoli che non supera quasi mai le 5 pagine. Ogni capitolo, poi, nonostante sia molto corto, è sempre ben strutturato e racchiude così tanti colpi di scena che il lettore è praticamente costretto a proseguire la lettura.
E’ stato proprio questo, a mio avviso, che mi ha permesso di finire il libro in poco più di 24 ore nonostante la mole. Una pagina tirava l’altra e non sono proprio riuscita a fermarmi.

I personaggi sono ben strutturati e ciascuno, con le sue caratteristiche peculiari, è fondamentale alla narrazione. E questo non vale solo per i personaggi principali (Isabella, le tre Moire, Chance, Ella, Ottavia, Felix) ma anche per quelli secondari.

L’unico elemento che forse stona un po’ è quello che pare essere un buco di trama che, seppur trascurabile, a me sarebbe piaciuto leggere.
Infatti, dopo una serie di peripezie, le 2 sorellastre piombano da una vita sfarzosa piena di agi al dover mungere le mucche e raccogliere le uova.
Questo passaggio è fondamentale nello sviluppo del personaggio di Isabella, ma è stato praticamente del tutto saltato.
A mio parere, invece, avrebbe dovuto essere stato spiegato in modo molto più esteso.

Detto questo, era tantissimo che non leggevo un retelling e devo dire che è stata una delle letture più divertenti ed entusiasmanti che ho fatto quest’anno.

AVETE LETTO IL LIBRO? VI PIACCIONO I RETELLING?

Recensione: La ballerina dello zar [Adrienne Sharp]

Titolo = La ballerina dello Zar
Autore = Adrienne Sharp
Genere = fiction storica, romanzo autobiografico
Pagine = 408
Data di pubblicazione = 2010

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VOTO:

4
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TRAMA:

È il 23 marzo 1890 a San Pietroburgo e, nell’ampio corridoio del teatro Mariinskij, è in corso una delle sfilate più emozionanti che sia dato vedere nella splendida città affacciata sul golfo di Finlandia. La famiglia reale è accorsa al gran completo per il saggio finale delle giovani allieve del corpo di ballo. Gli zar Romanov sono i finanziatori di buona parte dei Teatri imperiali e non mancano mai alle occasioni in cui è possibile scorgere le prime esibizioni delle future étoiles. Lungo il corridoio, l’imperatore Alessandro III avanza a grandi passi, seguito dall’imperatrice gracile e minuta. Più indietro ancora lo zarevic Nicola, detto Niki, un fauno, piccolo, esile nella sua uniforme, le guance morbide e graziose, i lineamenti fini. Raggiunta la tavola allestita per la sobria cena della scuola, l’imperatore fa sedere alla sua sinistra Nicola e, accanto a lui, la ragazza che più di tutte promette di essere una stella del Mariinskij: Mathilde Kschessinska, la figlia più giovane del grande Felix Kschessinsky, che ha danzato per i Romanov per quasi quarant’anni. L’intento di Alessandro III è palese: fare in modo che il figlio renda onore a una lunga tradizione che vuole imperatori, granduchi, conti e ufficiali scegliere le loro amanti tra le ballerine di danza classica. Per Mathilde Kschessinska è l’occasione di puntare dritta al cielo, un premio inaspettato al suo talento.

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RECENSIONE:

Buongiorno lettori. Benvenuti o bentornati nel mio angolino libroso.

Oggi vi porto la recensione di un libro ambientato nella Russia degli zar. Sono sempre stata incuriosita dalla storia di questo impero, così esteso da ricoprire un sesto della terra, ma così freddo e lontano da essere rimasto a lungo inespugnato. Ammetto però che la mia passione è nata soprattutto dopo aver visto il cartone animato di Anastasia.

Il libro ci introduce lentamente all’intero della famiglia dei Romanov tramite la figura di una piccola ballerina, figlia d’arte e destinata ad essere prima ballerina dei teatri russi, nonchè amante dell’ultimo zar di Russia, Nicola II.

Questo libro mi ha sorpresa perchè, nonostante la stessa autrice dichiari di aver “ricamato” su alcuni gossip e notizie della vita della protagonista, lei, la sua storia e la storia russa sono invece state abilmente riportate. Dallo splendore dei teatri, all’amore del popolo per il suo zar, alla maestosità dell’impero, alla fame e alla povertà dovute alla guerra, alla disperazione della popolazione.

Un libro che fa riflettere su quanto una “rivoluzione”, seppur partita da dei soggetti che non erano altro che ladri, abbia portato alla dispersione del più grande impero moderno.
Ma permette anche entrare nei particolari di una società tra le più ricche e splendenti del tempo. L’impero russo, infatti, si estendeva per un territorio talmente esteso da racchiudere culture tra loro diversissime: da quelle nordiche, a quelle asiatiche nelle zone più a sud a quelle filo-europee delle zone più a occidente.

Il libro molti riferimenti anche alle varie monarchie presenti nell’Europa di inizio XX secolo. Le famiglie, tra loro imparentate dato che era comune sposarsi tra primi cugini, finivano per essere foriere di gravi problemi di salute per i giovani maschietti. L’emofilia ha infatti causato la morte di moltissimi eredi al trono durante gli scorsi secoli. E proprio questo sarà uno dei punti nevralgici della storia.

Quindi un libro che va bel oltre l’essere un resoconto della vita amorosa dell’ultimo zar. E’ invece un’attenta narrazione della vita e dei problemi di chi è vissuto in Russia in quel tempo, senza limitarsi solo a quanto accaduto ai regnanti e all’alta borghesia.

Ho dato 4 stelline perchè in alcuni punti il libro era un po’ ripetitivo (soprattutto quando si trattava di raccontare della zarina e di Rasputin), ma tutto sommato la lettura è stata scorrevole.
Non ha presentato particolari colpi di scena (tranne quelli ovvi se non si conosce già la storia di Russia) ma la lettura mi ha comunque catturata facendomi conoscere sfaccettature che non avrei mai immaginato.

Avete letto il libro? Vi incuriosisce la storia della Russia?