Recensione: “Piccole vite infelici” [Stefano Labbia]

piccole vite copertina frTitolo = Piccole vite infelici

Autore = Stefano Labbia

Genere = Narrativa

Pagine = 96

Data di pubblicazione = 9 ottobre 2018

Casa editrice = Maurizio Vetri Editore

 

VOTO:

3 stelle

TRAMA:

Nella Roma dei giorni nostri quattro personaggi in cerca di pace nella quotidianità caotica del mondo (a)sociale del nuovo millennio. Quattro persone si incontrano, si sfiorano, collaborano, vivono, si amano. Poi si perdono di vista, perdono opportunità, occasioni, fanno scelte (talvolta opinabili), si maledicono. Come se niente fosse. Come se tutto ciò che hanno condiviso nel passato recente non avesse alcun valore. Ne emotivamente, nè lavorativamente. Piccole vite infelici parla delle esistenze di Melina, Marco Marcello, Caio Sano e Maya in una Capitale d’Italia glaciale, non per il freddo ma per la nuda e gelida umanità che la anima. Una Roma multiculturale che fa da sfondo alle vicende dei protagonisti bramosi di essere finalmente valorizzati dall’altro e maledettamente insicuri e complessati nei loro confronti al contempo. Una città, Roma, che sa amarli per poi nascondersi tra le pieghe della sua imponente fragilità, raggomitolandosi su sé stessa per giocare al gatto con il topo con i suoi cittadini tutti. Che l’abitano, la visitano, la colorano. E poi la violentano brutalmente senza alcuna pietà.

AUTORE:

L’autore Stefano Labbia è un giovane autore italiano di origine brasiliana. 1984, nato nella Capitale d’Italia. Ha scritto e pubblicato, nel 2016, “Gli orari del cuore” per Leonida Edizioni, raccolta poetica che racchiude alcune liriche composte tra l’adolescenza e la maturità. Nel 2017 è tornato in libreria con “I giardini incantati” (Talos Edizioni). Il Faggio Edizioni ha pubblicato nel 2018 la sua prima raccolta di racconti “Bingo Bongo & altre storie“. Questo è il suo primo romanzo.

RECENSIONE:

La lettura di questo romanzo è stata un po’ strana per me. La trama sembrava accattivante, e quindi l’ho iniziato di gran carriera. Qui mi però scontrata con 2 elementi un po’ ostici e insoliti: la storia (di per sè) e lo stile di scrittura dell’autore.

Il libro tutto sommato non mi è dispiaciuto quindi ora vi indico per bene i pro e i contro di entrambi questi elementi.

Partiamo dalla storia. Vi sono diversi personaggi, ciascuno unico, con un carattere particolare. L’autore li ha descritti molto bene: soggetti con voglia di emergere nel loro ambito (produzione cinematografica) ma che, per l’uno o per l’altro motivo, per l’una o l’altra situazione, non riescono ad averla vinta. Questo tipo di descrizione è stata molto strana all’inizio: i soggetti vengono descritti in modo quasi pietoso dall’autore. Ne hanno sempre una che non va. Che sia il carattere, che sia la mancanza di contatti nel settore, che sia l’incapacità, nonostante l’impegno, di creare una buona sceneggiatura.

Ciascuno di loro però può essere ognuno di noi: questo è il messaggio dell’autore. La volontà è infatti quella di descrivere nel modo più schietto possibile una vita che può darti felicità, come no. Ma una vita che può anche riprendersi tutto con gli interessi. Come può accadere a ciascuno di noi.

Come dicevo, questo all’inizio è stato un po’ ostico per me: non sono riuscita a immedesimarmi immediatamente in nessuno dei personaggi. Però è stato anche ciò che mi è piaciuto di più di questo libro. Perchè nonostante molti possano dire “beh io vivo una vita molto migliore di questa”, alla fine finiamo tutti, nessuno escluso, per riconoscerci almeno in un pezzetto dei problemi di questi personaggi.

Dicevo, poi, lo stile di scrittura. Questo è stato per me un punto un po’ negativo, anche se non in senso dispregiativo. Mi spiego meglio: lo scrittore ha uno stile molto frenetico. Pieno di fasi spezzate, incisi, punti di sospensione. E’ uno stile come un altro, che può piacere o non piacere. Personalmente a me piacciono di più le frasi lunghe, con descrizioni, parabole, incisi, spiegazioni,… questo perchè ho una lettura molto visiva e in questo modo mi rappresento meglio la “scenetta” in testa quando leggo. Però non mi sento di criticare più di tanto il libro per questo.

Forse, unica pecca vera e propria, è che lo stile di scrittura cambia nel corso del libro. Come se ci fosse stata una prima stesura e poi una modifica importante della storia. Ci sono infatti, a mio parere, parti in cui lo scrittore ha costruito la narrazione in modo più “maturo” se così si può dire, come se ci fosse stato un importante miglioramento nella capacità di scrittura durante la scrittura e la rilettura del romanzo.

Per concludere, tutto sommato quindi il libro mi è piaciuto abbastanza. Non è certo tra i più belli che io abbia mai letto ma è scorrevole e fa riflettere, cosa che io apprezzo sempre molto.